Chiusura del blog

11 Ottobre 2008 3 commenti

A causa di una politica di indolente immobilismo da parte di Tiscali, che pubblicizza sempre gli stessi blog in home page e non si preoccupa di essere né meritocratica, dunque aristocratica, né democratica, senza selezione e senza aggiornamento com’è, e con un’indicizzazione pessima nei motori di ricerca, frustrando così la possibilità e anche solo l’idea di essere letti da altri che non siano amici o avventori occasionali, chiudo questo blog: Taccio, addirittura, sulla mortificazione di utenti che hanno pochissime possibilità di personalizzare la propria pagina senza perdere quel tocco sobrio che tanto mi piace.

Prosegui la lettura…

Mamma mia, che Meryl Streep!

8 Ottobre 2008 1 commento

Adoro Meryl Streep, soprattutto quando riesce a mettersi interamente in gioco in una commedia romantica e festosa come Mamma mia, un musical coloratissimo e molto ironico centrato sulle canzoni degli Abba,

Prosegui la lettura…

Il razzismo non è il nostro male

2 Ottobre 2008 4 commenti

Sento parlare del razzismo come male della nostra società, ma io mi ribello, non è così, siamo ignoranti, non razzisti. Non sono chiacchiere, chi nega l’incultura che ci imbratta tutti, chi osa dire che siamo un popolo civile lo fa o 1) perché è più ignorante di noi, o 2) perché prende a modello altre realtà culturalmente e antropologicamente diverse, con cui non ci possiamo confrontare senza rinnegarci, o ancora 3) perché ci vuole controllare, ed è più facile controllare un gruppo di cani affamati che vede solo il suo nemico nell’altro che non delle persone accorte.

Prosegui la lettura…

Siamo soltanto (pochi) geni

29 Settembre 2008 1 commento

C’è gente che spreca il proprio tempo e la propria consumata idiozia ad argomentare sulla genialità di questo o di quello. Sia vero o no, per l’uno e/o per l’altro di cui si parla, sta di fatto che non sono i geni a mancare in Italia, e in special modo in Sicilia: il nostro Paese, le nostre città si reggono sulla generosa dedizione, sulla filantropica intelligenza di pochi che, soli, sanno sostenere questo rottame di società che ci troviamo a gestire. Ma l’inanità della classe media per cultura e levatura morale è scoraggiante. La vita sociale non poggia sull’eccezionale tenuta di pochi, ma sulla solida intelaitura delle sue strutture. Siamo un paese di inventori, di architetti, di ingegneri, di teste salde, elastiche e intelligenti, ma annegate in una medietà che non merita neanche il nome di mediocrità, tanto è infame. La distanza tra la norma e l’eccezione che ci contraddistingue ha del paradossale, dell’irreparabile e dell’irridimibile: non dipende più dall’eccezione, che ha saputo tirarsi fuori dalla melma della stupidità in cui anneghiamo, ma dalla norma, che è pesante, va a fondo e assorbe tutto, con la stupida indifferenza di una spugna, incapace di scegliere ciò di cui si deve impregnare, Quando va benissimo siamo un Paese con l’alopecia, fatto di qualche sparuto e poco convinto genio e una massa di imbecilli invisibili e chiassosi..

Prosegui la lettura…

Burn after reading

28 Settembre 2008 2 commenti

Burn after reading, l’ultima fatica dei fratelli Coen, che gode di un cast stellare, è incentrata su un equivoco che diventa un affare internazionale.

Prosegui la lettura…

Tutta la vita davanti di Paolo Virzì… E lasciati andare

28 Settembre 2008 3 commenti

Per chi ha qualche ambizione, quello scelto, coccolato dall’infanzia è il lavoro più bello del mondo: probabilmente non è il più facile, né un lavoro vero e proprio, ma è il migliore, il più desiderabile. Questo, almeno, in Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, pensa Marta, dottoressa in filosofia con tesi su Heidegger, realista o disillusa quanto basta a cercare un lavoro part-time in attesa di dedicarsi anima e corpo a uscire dalla caverna dell’ignoranza. E questo continua a pensare quando nessun altro la vuole e per lei c’è pronto un posto malpagato in un call center.

Tra un fidanzato sleale e una madre malata nella sua lontana Palermo, per mantenersi a Roma, Marta (una bella e brava Isabella Ragonese) non ha altra scelta che arrendersi alle performance del cannibalismo reciproco in una società in cui rosicchi nella carne altrui oppure sei divorato.

Prosegui la lettura…

Il fratello di Roberto Oddo

24 Settembre 2008 3 commenti

Palermo, 17 settembre 2008 – Dopo essersi mimetizzato nel florido ambiente culturale dell’intelligentsia palermitana, ciò che riesce molto bene se anche tu sei un cactus, un lazzarone si spaccia per il fratello americano di Roberto Oddo e defrauda un giovane ricercatore della sua protesi informatica.

Prosegui la lettura…

Il papà di Giovanna

23 Settembre 2008 Commenti chiusi

Sullo sfondo di una Bologna in piena ascesa fascista, si svolge la vicenda di Michele Casali (Silvio Orlando), marito di Delia (Francesca Neri) e padre, appunto, di Giovanna (Alba Rohrwacher). Il Prof. Casali, che insegna arte a dei ragazzi di ultimo anno, ha, tra gli alunni, un ragazzo invano amato dalla figlia. In un normale andirivieni di adolescenziali scambi (o baratti…) emotivi, il ragazzo flirta con Giovanna, per poi appartarsi a una festa con la sua amica, la assai più "appetibile", Marcella Taxler. Ma Giovanna non sopporta una competizione a cui non è stata abituata dal padre così compiacente e, in una crisi di gelosia, uccide l’amica. L’omicidio della ragazza, molto benvoluta all’interno della scuola, e nipote di un importantissimo politico del governo fascista, cosicché una storia privata di disagio sociale si intesse in un contesto che ci riguarda tutti.

Prosegui la lettura…

Intrappolato nei Tempi moderni

21 Settembre 2008 Commenti chiusi

C’è un bimbo che ha chiesto troppo tardi come funziona il mondo, ma intanto strani ingranaggi lo intrappolano nella loro avaria affamata di risorse. Così il piccolo prova a montare e smontare la realtà coi suoi strumenti come se tutto intorno a sé fosse un prefabbricato. Ma, candido e capace di giungere all’essenza delle cose, si impiglia nel loro fatuo rincorrersi e apparire.
Fugge al caleidoscopio di automatismi che lo voleva incastrare e prova a farsi una vita. Scopre, così, che per salvarsi dall’orrore della competitività, dalla frenesia del controllo del suo tempo, deve ancora lottare: ecco Chaplin alle prese con uno sciopero: vale a dire che, in una realtà deprivata (o addirittura depravata) nella sua autentica ricchezza, l’uomo deve non lavorare per non cader vittima della povertà, perché, nella fabbrica dei consumi e del prodotto anonimo, il lavoro sembra piuttosto d’ostacolo.
È un incontro che accende la miccia della sua libertà: il vagabondo incontra la monellla Paulette Goddard, di cui Tempi moderni sigla il sodalizio sentimentale e artistico con il grande artista statunitense. Vale a dire che l’intuito aveva già colto il malessere e le sue ragioni, ma l’altro dà a questa visione di una realtà distorta un sapore unico, accende la voglia di vita di indipendenza, o, ancor più, di libertà.
Ma se l’uomo industriale, schiacciato da una maldestra energia, dalla sua stessa malintesa manovalanza, ha perso il senso del suo proprio lavoro in una filiera produttiva che guarda al consumo e al guadagno, è anche vero che, fuori dalla fabbrica, il mondo si è arreso alla passività cui lo costringono il lavoro e i suoi frutti. Tutto ha il colore, le forme, la dinamica di un ingranaggio ineludibile, cui non si può sfuggire, se non con l’arte, con l’inventiva. È così che, nella celeberrima scena cantata, quella della Titina, una coreografica anitra all’arancia da tempo attesa veleggia su una danza i cui movimenti sono insieme una gioia e una resa alle correnti di una massa appena controllata dal ritmo della musica, in una specie di prova d’orchestra per uno spettacolo che ancora risuona alle nostre orecchie.
Charlot sembra in effetti contrapporre a quella da cui fugge una catena di montaggio della felicità. Solo che, al posto dell’ovvia specializzazione dei movimenti e della biologia addomesticata e funzionale, l’uomo scopre se stesso e, in se stesso, il rischio e l’avventura della vita, danzata pattinando piuttosto sull’orlo di un precipizio che spaventa solo quando lo si razionalizza.
Charlot non ha un curriculum, va in giro con una lettera di presentazione per la sua umanità. Niente che non sia il suo animo ingenuo gli si può riconoscere, e niente che non sia la sua inspiegabile fiducia nel futuro gli regala almeno un domani, un’alba in più. D’altra parte, è certo che il giorno nuovo alluso dal finale è lontano dalla metropoli esasperante che non l’ha capito. Forse le colline davanti a lui sono pronte a ospitare una nuova comunità; certo, il vagabondo e la monella si avviano, sicuri, a fondare un posto più umano.

La mafia è consumismo

21 Settembre 2008 Commenti chiusi

La mafia è una forma organizzata di consumismo: è la recinzione del consumismo all’interno di un gruppo che si pretende ristretto e gerarchico, che si pretende casta, sia pure in espansione.
La mafia non produce: usa, cioè consuma, la ricchezza che già esiste, privando chi l’ha prodotta. Talvolta, dà qualcosa in cambio, sotto forma di cose, la droga, o di servizi, la morte civile e/o biologica. Ma erode senza sosta la disponibilità del bene realizzato con un lavoro di pubblica utilità.
La mafia è corruzione del lavoro, del pubblico in nome di un privato che pensa di potersene nutrire all’infinito e di poter acquisire manovalanza contando sui maggiori profitti con forse maggiore rischio, ma senz’altro minore fatica.
Non so quanto il privato in sé sia mafioso, ma se il male si ramifica nelle coscienze io non posso entrare per tentare di comprenderle tutte; però sono certo che esasperare il privato è male, in quanto si sottrae l’edificio del reale di un mattone, il mattone che noi siamo e che viene scagliato contro la costruzione per distruggerla piuttosto che per sanarla.
La mafia si nutre di questa solitudine, punta sull’assenza di legami e sulla debolezza implicita ed esplicita di chi teme ritorsioni private. Perché la mafia si nutre di ciò che c’è, si applica all’esperienza del tangibile, del numerabile, e questo l’ha in comune con la scienza. Ma non ha ideali che superino il benessere della casta, mentre l’acquisizione di una conoscenza ha ricadute positive su tutti.
La mafia è l’esasperazione della ragione strumentale… e ci vuole una buona dose di razionalità e di ideali per smontare questo meccanismo. Le parole in sé non servono a nulla contro la mafia, ma possono agire su chi ha gli strumenti e le conoscenze per agire in senso antimafioso. Questo è il compito degli intellettuali senza palle.